IMPORTANT: If you cite this message, OPE-L policy requires you not to reveal the identity of the author.
You may cite this message only if you do not disclose who wrote it.
In [OPE-L:2144] re "negri and OPE-L", Mike L sent us a letter from Toni regarding a _Posse_ (journal) project. The following is a supplement to that letter. It is written in Italian. [The text of this Occasional Paper is filed at http://www.emery.archive.mcmail.com/public_html/occas/occas15a.html] Emery's Occasional Papers: No. 15a [Supplement to No. 15] In solidarity, Jerry >>++++++++++++++++++++++++++++ > >>Roma, 1 dicembre 1999 > >>Caro ------ > >>come stai? Io bene. Ho molta voglia di vivere in questa fine/ principio >>di millennio. Ti scrivo per farti auguri anticipati per il 2000. > >>E poi per dirti che sto stringendo un accordo con l'Editore Castelvecchi >>per pubblicare da lui un trimestrale (4 numeri all'anno) di 240 pagine >>formato libro. La rivista dovrebbe cominciare ad uscire con il 2000 >>(marzo/aprile). > >>Mi sono impegnato (e mi impegnerb) a fare questa rivista perché mi >>sembra oggi urgente mettere al lavoro un certo numero di cerveffi al fine >>di approssimare, o di costruire, al meglio, un linguaggio (concetti e >>affetti, nomi e passioni) che definisca propriamente e singolarmente un >>'vivere nell'Impero' (perché è questo che ci avviene). Il >>che significa anche cominciare a comprendere "come prendere posizione" >>nelle nuove condizioni (straordinariamente mutate) dello sftuttamento e >>del comando, quindi, della resistenza e della sua eventuale >>organizzaione. Tutti noi, ci si è formati nel n secolo breve" del >>soviettismo e del fordismo. Siamo poi passati attraverso una dolorosa >>(talora catastrofica) Aufhebung dell'uno e dell'altro. I nomi che >>utilizzavamo per definire il reale (da quello di sovranità >>nationale ab quello di partito comunista) e le passioni che nutrivano il >>nostro attraversamento del reale (fra sudditanza o sovversione), servono >>ora solo relativamente. > >>Taluni compagni cercano ancora di mettere al lavoro quei concetti e >>quegli affetti, spesso utilmente: non rifiutiamo il loro sforzo, >>l'arroganza non è la nostra veste, tuttavia vorremmo andare un po >>piu avanti nella definizione degli strumenti (non potranno che essere >>teoricamente nuovi) per conoscere e quindi, eventualmente, per agire >>nella nuova realtà. > >>Per parlarci subito chiaro: vedo i primi numeri della rivista (un primo >>anno di formalizzazione di un lavoro che in gran parte c'è >>già stato) destinati alla discussions di alcuni terni, come > >>1)	"vivere nell'Impero". Io, cittadino dell'Impero, o di qualche sua >>periferia, sto davanti alla nuova sovranità globale, dentro nuovi >>meccanismi monetari o finanziari, obbligato a nuovi processi di >>legittimazione e a nuovi regimi di informazione, polizia, guerra, ecc.: >>come mi descrivo? (il tessuto definito degli studi postmoderni e >>postcoloniali, postfordisti e postcuturali va qui assunto come >>irreversibile, evidentemente). Ma, sopratutto, come posso rifiutarmi, con >>chi dove > >>[...] > >>> Un nuovo scenario sovversivo ci si è presentato nell'ultimo >>decennio: dalle lotte dei primi Novanta (Tienanmen, Los Angeles, Chiapas, >>Parigi 95) fino alla crisi dell'Estremo Oriente ed alla dissoluzione >>deh'eximpero sovictico, dalle rivolte endemiche della Corea del Sud a >>quelle indonesiane (per non pariar di guerre), fïno alla >>perpetuazione del boom impériale americano ed aRe crisi dello yen >>e dell'euro... e cioé nel medesimo tempo, una crisi articolata e >>continua delle periferie imperiali ed un allargamento dell'Impero (nelle >>province orientale fino all'ingresso della Cina nel WTO) ecc. ecc. bene, >>davanti a tutti ed a ciascuno di questi episodi ci si chiede: che >>significato hanno in termini di produzione di soggettività? >>Nessuna di queste lotte, di queste ciisi, di queste trasformazioni, >>significa queho che avrebbero significato prima della costituzione >>dell'Impero. C'è stato un mutamento di paradigma: gli scontri di >>Seattle e le emozioni che hanno suscitato, Io dimostrano. Per dirlo in >>termini estremi: una volta che l'Impero è da per tutto, queste >>lotte (e crisi e trasformazioni) sembrano essere da nessuna parte. 0 >>viceversa: quando queste lotte incidono su un terreno che sembra >>determinato, l'intervento impériale si distende togliendo ogni >>determinazione. Che cosa signi fica allora vivere nell'Impero e, >>soprattutto, lottare nell'Impero? dunque, che cosa significa 'venir >>fuori" da quello che ci obbligano a vivere? Che senso ha ricominciare a >>lottare da qualche parte? Quanto sta avvenendo in questi giorni a Seattle >>ci incita a ripetere questa domanda. > >>2) Ma, come si è già detto, queste questions avrebbero poco >>senso se non si ponessero su un terreno sul quale concetti e affetti, >>nomi e passions, singolarità e moltitudini non si richiamassero >>reciprocamente in termini di produzione e soggettività di "nuova" >>soggettività, di soggettività "biopolitica". Intendiamo per >>biopolitica, la determinazione della soggettività, quando il >>soggetto produce iiproducendosi, agisce economicamente quando vive e si >>muove sul terreno delle relazioni, assume il politico nel sociale e >>viceversa, circola in maniera antagoniste dentro tutte le determinazioni >>del sociale, e da tutte queste èlicorporalmente" costituito. La >>crisi del Welfare ha trasformato la circolazione astratta di momenti >>produttivi e riproduttivi in una paradossale incarnazione di nuovi soggetti. > >>La qualificazione bipolitica (ed i conseguenti antagonisme) non è >>dunque qualcosa che compete solo al mondo della vita: essa esprime nelle >>nuove unità corporee almeno una triplice strutturazione, fra > >>a.	processi di costituzione delle soggettività; > >>b.	contesti tecnologici del conflitto costitutivo; > >>c.	contesti politici dello sfruttamento e della liberazione. > >>Che cosa significa dunque "biopolitica"? Che cosa "costituzione" >>biopolitica ed ilesodo" biopolitico? > >>3)	I temi: superamento del fordismo e definitivo ingresso in una >>organizzazione ttpost" del lavoro, implicano conseguenze sociologiche (ed >>una fenomenologia del vivere quotidiano) che sconvolgono il nostro quadro >>di esistenza singolare e comune. È questo nuovo quadro che bisogna >>interrogare, sviluppando l'analisi della trasformazione attraverso >>l'inchiesta sulla nuova organizzazione del lavoro (nera fabbrica e nera >>società), sure nuove forme dello sfruttamento e della riproduzione >>del potere, e infine suha genesi della nuova soggettività >>produttiva. Questo è un terreno sul quale la tradizione >>noperaistan (marxiana) ci aiuta ancora a procedere: dall'inchiesta >>operaia all'inchiesta sulla forza lavoro socializzata, dall'inchiesta di >>fabbrica a quella metropolitana, dalla produttività lineare a >>quella a rete, ecc. > >>Su questi terreni vi sono mille esperienze che si stanno conducendo, ed >>ognuna si apre sul bordo dell'agire. Da molto tempo sappiamo >>infàtti che la sola conoscenza sociologica 'vera' sono le Ores >>gestae": nena nostra rivista le 'res gestaen deh'inchiesta dovranno esser >>dunque presenti in maniera centrale, poiché la scoperta e la >>definizione del nuovo proletariato precario sono un terreno di lotta. > >>4)	Sulla questione dell'inchiesta metropolitana è stato, da >>ultimo, consumato molto inchiostro... non altrettanto olio di gomito >>è stato speso nel concreto lavoro d'inchiesta. La rivista vuol >>mettersi al servizio dell'inchiesta metropolitana, meglio, del lavoro che >>essa produce. Gli obiettivi di questa inchiesta vertono essenzialmente >>attorno a tre punti: > >>a.	dall'operaio massa all'operaio immateriale socializzato, ovvero >>dalla fabbrica alla metropoli (come già s'è detto al punto3); > >>b. il secondo punto consiste nella definizione delle trasformazioni >>ontologiche del proletariato (e delle soggettività, e dei corpi >>proletari) nel postfordismo. Vale a dire che alla fenomenologia della >>trasformazione va fatta seguire l'analisi dei nuovi paradigmi di vita: la >>mutazione produttiva è infatti divenuta produzione di >>soggettività nuova: quale, come, dove? > >>c.	Un terzo punto: analisi delle tendenze dello sviluppo >>metropolitano, in ogni metropoli e negli insiemi metropolitani e dentro a >>queste tendenze lavorare per percepire e sottolineare la contraddizioni, >>le scomposizioni e/o le ricomposizioni delle coscienze, la formazione dei >>linguaggi ecc. Una vera propria banca dell'informazione sulle lotte di >>questi soggetti va organizzata. > >>5) Dopo il crollo (al quale abbiamo fortemente contribuito) del modeho di >>partito che si sostituisce al movimento, che cosa significa più >>organizzazione? Organizzazione della moltitudine? E quindi che cosa >>significa organizzarsi nell"'esodo"? E più specificamente cosa >>significa organizzare forza lavoro intellettuale (e/o immateriale), >>quando questa figura del lavoro vivo è caratterizzata dalla >>progressive riappropriazione dell'utensile e quindi dalla tendenziale >>negazione di ogni rappresentanza? > >>E quando la produzione è soprattutto produzione di >>soggettività attraverso servizi, e tanto i surplus da sftuttamento >>sono appropriati quanto le funzioni di dominio esercitate dal capitale in >>questo universo dematerializzato, che cosa ne è >>dell'organizzazione della resistenza e della sovversione? Noi abbiamo >>assistito alla crisi di tutte le precedenti forme di organizzazione >>operaia e proletaria, opeggio alla loro messa in schiavitù da >>parte dei capitaliste. Non abbiamo risposte da dare all'urgente domanda >>di organizzazione. Crediamo tuttavia che vada messo in cantiere un lavoro >>che assuma questi temi al suo centro. > >>6) Attorno a questi terni, il marxismo va rimesso alla prova. Meglio: >>esso è già stato parzialmente messo alla prova da un'ampia >>produzione internationale, spesso ricca di risultati e innovativa. La >>massicia campagna di discredito sul valore scientifico del materialismo >>ta è andata, indubbiamente, molto più lontano di quanto >>imponesse il giusto obiettivo di distruggere il Diamat sovietico e >>stalinista: non è tuttavia riuscita a fare terra bruciata. E cib >>per una fondamentale ragione: che nel marxismo militante s'era >>consolidato un sapere della produzione di soggettività (attraverso >>le lotte proletarie) che resta vivocos! come Io è il lavoro vivo. >>Dobbiamo dunque, nella nostra rivista, produrre 'Marxiana' (cose >>marxiane): si tratta di recuperare, aggiungendovi originale contributi, >>Io sforzo scientifico che in merito continuano a fare migliaia di >>ricercatori. Certo, la situazione mutata implica una profonda mutazione >>della riflessione e della critica: tutto, davvero tutto, dev'essere, su >>questo terreno metamorfosato... Cos! come, ci piace pensare, avrebbe >>fatto Marx se si fosse trovato in un'analoga situazione. > >>7)	Vi sono poi altri terni teoricopolitici attorno ai quali si svolge >>già molto lavoro che pub essere recuperato dalla rivista. Mi sia >>qui permesso di tracciarne un primissimo elenco: > >>a.	Le nuove tecnologie, sia quelle informatiche che, soprattutto, >>quelle biologiche. Su questi temi, e sulla dialettica >>@ologiemetamorfosi'. 'creazionemostri' ecc. > >>la discussions è largamente aperta. Ivi comprese le analisi della >>genealogia filosofica di questi concetti. Un buon dossier potrebbe >>già da ora essere organizzato attorno a queste tematiche. > >>b.	Il nuovo concetto di "ricchezza" ovvero come si definisce oggi, >>nelle nuove dimensions dell'ontologia sociale, il processo di >>accumulazione (privata e sociale, formazione e singolarizzazione ecc.). >>Donde alcune altre necessarie ridefinizioni: privato, pubblico e comune. > >>c.	Dall'economia politica (privato e pubblico neha crisi del Welfare) >>e dalla crisi conseguente del diritto pubblico (e quindi dalla riapertura >>della discussions sul licomune") giungiamo al diritto del lavoro, >>probabilmente alla dimostrazione, e, ancora, alla discussions su cosa >>siano oggi divenuti lavoro e salario, nella dinamica del comune > >>d.	I temi del "salario garantito", del "reddito di cittadinanza", >>della "democrazia economica, e/o biopolitica", della mobifità e >>dell'apertura internationale delle frontière, ecc. sono altres! >>centrali.. > >>e.	Molti altri temi, afferenti alla critica dell'economia politica, >>sono qui da prendere in considerazione... > >>8)	Poi ci sono i temi genealogici, vale a dire queui che vertono su >>come si è arrivati alla situazione attuale e Io raccontano, sia >>dal punto di vista dell'insorgenza di massa (gli anni '60), sia indagando >>suna repressione (gli anni '70), sia analizzando Io sviluppo aggressivo >>delle tecnologie nuove e la genesi della nuove soggettività >>(anni'80), sia descrivendo il nuovo ordine e le sue contraddizioni (anni >>'90). Alla base di ciascuno di questi periodi vi sono uomini ed >>idéologie, masse ed eventi: costruirne la connessione, sempre >>singolare e spesso creativa, costruire una tradizione interpretativa, non >>sembra cosa secondaria. La rivista si proporrà un programma a >>questo proposito. > >>9) Poi ci sono i temi dell'indignazione. Che l'indignazione fàccia >>argomento non è solo una decisione spinoziana. È qualcosa >>che è legato aUe più profonde e continue esperienze civili. >>La corruzione indigna, ed anche la volgarità, la stupidité, >>la violenza indignano: eppure sono funzioni normali del potere. Noi >>vogliamo una democrazia che le escluda: vogliamo solo passioni politiche >>gioiose. Come costruire una rivista che anche dell'indignazione faccia >>un'espressone gioiosa? > >>Quante altre cose vi sarebbero da dire. Fra l'altro occorrerebbe >>ragionare sulla grana della rivista, ovvero bisognerebbe che la rivista, >>proprio perché eticamente gioiosa, fosse capace di farsi odiare da >>subito, sgradevole alla lettura degli imbecilli che costituiscono la >>grande maggioranza della società intellettuale politica. Faremo >>del nostro meglio. > >>Il nome che si propone per la rivista è POSSE. Nome ambiguo: POSSE >>è, da un lato, una banda musicale che fa molto chiasso recuperando >>all'attuale terni tradizionali; poi è il nome di bande di >>autodifesa, e talora anche di giustizieri (questo davvero non piace), >>sempre di resistenza alle carognate dei potenti, sempre organizzazioni di >>moltitudine, nel West selvaggio americano; infine POSSE è il terzo >>termine della trinità rinascimentale (o della triade umanista) >>"velle nosse posse": è una forma di dire "potentia". Noi vorremmo >>che indicasse la possibilité della resistenza e della rivolta >>oggi: soyons irrealistes, demandons le possible. La controrivoluzione >>neoliberale è terminata, si tratta di inventare il comunismo del >>primo decennio del nuovo millennio. > >>In attesa di tue notizie e di un affettuoso consiglio > >>Tuo Toni > >>P.S. L'Editore ci offre, per cominciare, oltre ai quattri numeri della >>rivista, 4 libri all'anno' Sarebbe utile che ciascuna delle persone che >>riceve questa lettera (e non son molte, invero) pensasse a quali sono i >>contributi che egli stesso puù dare in forma di volume, e dicesse >>quali sono i fibri stranieri che, nel quadro del progetto sopra >>descritto, possono essere tradotti in italiano per la gioia dei nostri amici. > >>P.S. Ipotesi per l'uscita dei primi quattro numeri: anno 2000, ovvero >>POSSE 2000. > >>n. 1 > >>1 dossier: 'vivere nell'Impero'. > >>Il dossier: il 'biopolitico'. Recensioni e rassegne > >>n.2 > >>1 dossier: "l'inchiesta metropolitana"metodologia, contributi da Roma, >>Milano, NordEst, ecc. > >>II dossier: "Roma giubileo: Disneyland del divino"; Recensioni e rassegne > >>n.3 Marxiana > >>1 dossier: "scriviamo i libri del capitale che Marx non ha scritto" (in >>particolare sul salario e sullo Stato) > >>Il dossier: "Riscriviamo i capitoli del Capitale che oggi funzionano >>male" (in particolare sul valore e sulla circolazione); recensioni e >>rassegne > >>n. 4 > >>I dossier: "Tecnologie nuove, metamorfosi e mostri": storia e ontologia >>delle bio e delle info tecnologie. > >>Il dossier: "La ricchezza oggi: per la critica dell'economia politica", >>ovvero sui nuovi concetti della critica economica. Rassegne e recensions. > >>P.S. "Posse" sarà strettamente legata, affratellata, alle riviste >>che escono a Parigi provenendo dalla separazione dei gruppi altrimenti >>riuniti in Futur Antérieur. Di queste riviste prenderà i >>materiali per riprodurli in Italia, cos! come queste riviste Io faranno >>in Francia per quel che più direttamente ci riguarda. Accanto a >>questo scambio diretto, esistono varie altre linee di contatto in altri >>paesi (Brasile, Spagna, United Kingdom, United States, ecc.) che >>cercheremo di organizzare nel più breve tempo possibile entro un >>sito telematico comune. Il lavoro che facciamo in Italia, relativamente >>al "vivere nell' Impero" e a sperimentare l' "esodo", non potrà >>che trovare un terreno cosmopolita per verificarsi... La rivista diviene >>militante, in questi nostri anni 2000, a nùsura del suo essere >>esodante: o no?
- [OPE-L:2240] Re: Gold and QMT, (continued)
- [OPE-L:2240] Re: Gold and QMT, Allin Cottrell Wed 19 Jan 2000, 21:08 GMT
- [OPE-L:2255] Re: Gold and QMT, Akira MATSUMOTO Thu 20 Jan 2000, 18:29 GMT
- [OPE-L:2209] Fw: value-form theory and socialism, Michael J Williams Tue 18 Jan 2000, 10:58 GMT
- [OPE-L:2202] Do they know they're hungry ?, Jurriaan Bendien Tue 18 Jan 2000, 00:22 GMT
- [OPE-L:2197] Toni Negri - Letter regarding "Posse", Gerald Levy Mon 17 Jan 2000, 19:22 GMT
- [OPE-L:2196] Statistical regularities, P . J . Wells Mon 17 Jan 2000, 18:26 GMT
- [OPE-L:2201] Re: Statistical regularities, Michael J Williams Mon 17 Jan 2000, 22:44 GMT
- [OPE-L:2223] Re: Re: Statistical regularities, clyder Wed 19 Jan 2000, 10:20 GMT
- [OPE-L:2215] Re: Statistical regularities, C. J. Arthur Tue 18 Jan 2000, 22:36 GMT