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AUT: Chioggia
- Subject: AUT: Chioggia
- From: "Battaglia comunista" <batcom@xxxxxxxx>
- Date: Wed, 22 Jan 2003 01:49:55 +0100
Il documento che gli internazionalisti di Battaglia comunista presenteranno alla
Assemblea di Chioggia.
Per l?intervento utile a rilanciare la iniziativa
proletaria
nella lotta di classe
Per discutere di cosa fare verso e nella classe operaia occorre innanzitutto stabilire
quale è la fase dei rapporti di forza che essa vive con il capitale, quindi la
condizione del capitale e le sue prospettive.
E? fuor di dubbio che siamo nella fase di crisi del terzo ciclo di accumulazione del
capitale (il primo portò alla prima guerra mondiale ? e alla Rivoluzione d?Ottobre - e
il secondo alla seconda guerra mondiale).
E? questa crisi che ha portato
* alla implosione del blocco che faceva capo all?Urss,
* alla profondissima ristrutturazione dell?apparato produttivo (coincidente con una
vera e propria rivoluzione tecnologica) in paesi come quelli europei e il
Giappone che ha comportato decine di milioni di posti di lavoro persi in area
Ocse e la sostanziosa perdita di potere di acquisto dei salari nei paesi avanzati,
* alla finanziariazzazione dell?economia americana e in parte britannica, cioè a
un più accentuato spostamento di queste economie sul terreno della
speculazione finanziaria e della rendita,
* alla crescente aggressività degli Usa, non più contrastati dall?Urss e non ancora
dall?Europa, per difendere la continuità delle sue fonti di rendita: il controllo del
petrolio e della sua commercializzazione.
Di fronte a questo stato di cose e a questo pesantissimo attacco alle sue condizioni
di vita e di lavoro, la classe operaia ha risposto in modo del tutto inadeguato. In
sostanza ha consentito che tutto ciò accadesse senza reagire.
La passività del proletariato di fronte all?attacco ricevuto trova le sue ragioni in due
fenomeni potentissimi e concomitanti.
Ristrutturazione e composizione di classe
Il primo, di carattere strutturale, consiste nella profonda mutazione della stessa
composizione di classe. La rivoluzione tecnologica del microprocessore, in cui si è
tradotta la citata ristrutturazione dell?apparto produttivo, e la parallela crescita
vertiginosa delle comunicazioni e degli scambi sia di informazioni sia di merci, ha
comportato la possibilità della frammentazione di quasi tutti i procedimenti
produttivi in fasi distinte e separabili così da consentire alla borghesia
di dividere in aziende separate la forza lavoro precedentemente concentrata in una
singola realtà produttiva;
di delocalizzare eventualmente a produzione dei semi-lavorati in più paesi non
importa quanto distanti e in base all?esclusivo criterio della convenienza economica
(combinato di costo del lavoro, disponibilità di infrastrutture, facilitazioni
amministrative e fiscali).
di realizzare una profonda riorganizzazione del lavoro e una radicale riscrittura delle
mansioni e delle gerarchie, tale da cancellare vecchie figure e introdurne di
completamente nuove.
Due dei risultati complessivi del processo sono la graduale scomparsa delle grandi
concentrazioni operaie ? che fa dire agli ingenui e ai bugiardi che siamo passati?
al postindustriale ? e la mutata composizione del proletariato che , insieme,
modificano radicalmente la condizione del formarsi dell?iniziativa di lotta.
Fine del socialismo?
L?altro fenomeno che ha concorso a determinare la passività della classe di fronte
agli attacchi del capitale è l?implosione del blocco sovietico. Centinaia di milioni di
proletari nel mondo sono cresciuti nella convinzione che nell?Unione Sovietica si
concretasse, per quanto in modo limitato distorto o criticabile, il socialismo,
l?obiettivo di emancipazione della classe operaia e di liberazione dell?intera società,
l?oggetto della speranza, l?Ideale. La sua misera fine ha frantumato quella
convinzione e ha lasciato quelle stesse masse disilluse alla mercé della grande
campagna di mistificazione ideologica della borghesia. Lo stalinismo continua a far
danni, anche da morto.
Come per quasi cinquant?anni la borghesia ha sostenuto lo stalinismo nella
mistificazione secondo la quale il regime in Russia sarebbe stato il ?socialismo
reale?, così la fine di quel regime è stata salutata come la morte, ovvero il
fallimento del socialismo. Era facile a quel punto deridere e negare ogni validità a
tutto l?impianto teorico del socialismo stesso, a partire dalla lotta di classe, dalla
esistenza stessa delle classi. Tanto facile che molti uomini di punta del partito che
fu braccio politico dell?Urss in Italia, il PCI, si affrettarono a voltar gabbana e a
rinnegare la classe operaia come suo referente, anche elettorale.
La particolare bivalenza del PCI - braccio politico del Cremlino da una parte e
rappresentanza politica della classe operaia nell?ambito della democrazia borghese,
cioè della mediazione istituzionale, dall?altra - si è risolta nell?uniformarsi di quegli
uomini al ?pensiero unico? della conservazione borghese, che accomuna destre e
sinistre istituzionali e che vede la società solamente e banalmente composta da
cittadini consumatori di merci.
Quel fallimento del ?socialismo reale? ha profondamente colpito anche gli altri di
quello stesso PCI, che hanno rifiutato, almeno in un primo tempo, il rinnegamento
dei lavoratori quali referenti elettorali e che tentano, nel partito di RC, di
riconquistare quella rappresentanza. Resta in quel partito il problema del che fare di
quella stessa rappresentatività, una volta eventualmente riconquistata ed è
evidente che il problema del programma è difficilissimo per RC, se ne delega la
riscrittura al cosiddetto ?movimento dei movimenti?. Come si configuri questo
mondo diverso che sarebbe possibile è ancora molto poco definito. Ma intanto quel
che è stato delineato non si discosta per nulla dal capitalismo, ovvero non mette
minimamente in discussione i rapporti di produzione e sociali caratteristici del
capitalismo. Siamo cioè alla riproposizione del riformismo, spesso con le forme
proprie ad epoche ormai remote (il cooperativismo? no profit, per esempio) e che
di più la crisi stessa limita nelle sue possibilità di sia pur minime realizzazioni.
Il sindacato
I suddetti processi e fenomeni hanno scarsamente inciso sul ruolo e funzione dei
sindacati. La ristrutturazione dell?apparato produttivo e la scomposizione di classe
hanno piuttosto inciso sulla loro capacità di organizzare le masse proletarie e di
esercitare una loro vera rappresentanza sul terreno della contrattazione.
I sindacati sono diventati sempre più elemento di conservazione capitalista, quanto
più è cresciuto l?accentramento del capitale e quanto più si è manifestata la crisi di
ciclo.
I sindacati sono e sono sempre stati gli strumenti di contrattazione del prezzo e
delle condizioni di vendita della forza lavoro, che la classe operaia utilizza per
conquistare qualcosa quando le condizioni del capitale lo permettono. In altri
termini, i sindacati sono strumenti di mediazione fra capitale e lavoro, a favore del
lavoro fintanto che è possibile, e si pongono a difesa della mediazione stessa e
delle sue condizioni, quando la crisi erode i margini di contrattazione. Ciò significa
in sostanza che i sindacati, dovendo difendere le condizioni della mediazione quali
condizioni della loro esistenza sono ineluttabilmente portati nei periodi di crisi a
diventare interpreti dei bisogni del capitale presso il lavoro, agenti della borghesia
nei confronti del proletariato.
Al di là delle sceneggiate attuali fra CGIL da una parte e CIS-UIL dall?altra sui tempi
e i modi per assestare le bastonate alla classe operaia, tutti i sindacati, come tali,
sono oggi i più insidiosi strumenti del capitale per far subire alla classe operaia i
pesantissimi attacchi che ha subito, sta subendo e subirà. Non è dai sindacati, né
dal sindacalismo in generale, che ci si possono attendere iniziative atte alla ripresa
dell?attività proletaria in autodifesa e dunque in contrattacco al capitale.
Scenari di guerra
Nella situazione dei rapporti di forza fra le classi favorevole alla borghesia
internazionale, questa si sta avvoltolando nelle politiche guerresche classicamente
conseguenti alle crisi dei cicli di accumulazione.
Venuto meno il nemico sovietico, il blocco occidentale va dividendosi fra i suoi ex
maggiori componenti, fra i quali crescono le divergenze di enormi interessi. Primo
fra tutti è quello sul petrolio. Il petrolio è la linfa vitale della moderna società
capitalista. Lo è in quanto materia prima e principale fonte energetica, ma, per
queste sue caratteristiche che ne hanno fatto una merce universale, lo è anche e
soprattutto perché fonte di una gigantesca rendita finanziaria di cui i principali
beneficiari sono gli Usa, grazie soprattutto al fatto che lo strumento di
intermediazione resta il dollaro. Con quella rendita gli Usa pagano interamente le
gigantesche spese militari (si parla di settecento miliardi di dollari all?anno) e
sorreggono la loro altrimenti asfittica economia. Gli Usa sono dunque costretti alla
difesa di quella rendita, in particolare dalle insidie dell?euro e dalle incertezze e
variabilità delle forniture. Da ciò sono state originate le guerre , dalla prima del
Golfo in poi, che hanno visto l?intervento americano, prima in veste Onu, poi in
veste Nato e ora in proprio, e da ciò prende origine la crescente diffidenza/ostilità
europea alle guerre americane.
Non sarà certo il pacifismo di stampo religioso o comunque idealistico a fermare le
guerre della borghesia, che cresceranno fino alla guerra generalizzata a meno di un
deciso intervento di classe proletaria, di autodifesa prima e di contrattacco poi.
Per la ripresa di classe
Innanzitutto va ribadito e tenuto sempre presente che la ripresa della iniziativa
proletaria nella lotta di classe non è un atto di volontà delle avanguardie militanti del
proletariato stesso, né il prodotto necessario della loro propaganda e agitazione.
Tale ripresa invece deriva ? se si verifica - da un insieme complesso di fattori gran
parte dei quali sfuggono al controllo delle avanguardie e del partito stesso di classe.
E? invece compito imprescindibile delle avanguardie ? pena la sconfitta della
eventuale ripresa di iniziativa ? fare ogni sforzo per indirizzarla sul percorso
organizzativo e politico più adeguato nella prospettiva rivoluzionaria, della battaglia
finale per il potere.
In questo senso è prioritario definire le linee generali in cui la ripresa si rende
possibile.
Fuori e contro il sindacato, innanzitutto. Fuori e contro cioè la logica della
contrattazione come obiettivo delle lotte.
Organizzazione autonoma, sul posto di lavoro prima e sul territorio poi, dei
lavoratori via via allargata sino al coordinamento nazionale, mediante delegati eletti
e revocabili dalla assemblea. Nella prima fase ciò si può esprimere con il darsi di
prime forme di autorganizzazione della lotta sui singoli posti di lavoro, fuori e contro
il sindacato, all?interno dell?assemblea che, sola, elegge l?eventuale rappresentanza
per l?inevitabile trattativa e ne guida l?azione. Questo nel caso che il posto di lavoro
occupi un numero di lavoratori sufficiente a che si dia una simile iniziativa. Ma le
prime forme di autorganizzazione possono anche darsi come coordinamenti fra più
unità di produzione della stessa o di diverse aziende, dello stesso o di diverso
settore.
Per quanto limitato possa essere il successo rivendicativo di tali esperienze,
costituirebbero comunque preziose esperienze positive per i lavoratori interessati e
per quelli che in un modo o nell?altro le vengono a conoscere.
A fabbrica, uffici si aggiunge il territorio, dunque, quale possibile (forse più
probabile) terreno di riaggregazione della classe sul terreno della propria lotta
autonoma.
Intervento delle avanguardie
Dalle linee della possibile ripresa di iniziativa della classe operaia, discendono i
contenuti politici che deve avere l?intervento nella classe. Anzi, i contenuti politici
dell?intervento sono rappresentati dalle stesse caratteristiche della futura possibile
ripresa.
L?intervento fra i lavoratori, nelle riunioni e assemblee, deve avere e indicare come
obiettivo ?immediato? essenziale l?autorganizzazione con le caratteristiche indicate.
Da qui, in certo modo, discende anche l?insieme dei temi sui quali l?intervento potrà
e dovrà svilupparsi in modo particolare, dando per scontato il fatto che i ?grandi
temi politici? e in genere tutti i momenti in cui, per una ragione o per l?altra, il
proletariato si ritrova in piazza, rappresentano un terreno imprescindibile e
privilegiato per quel tipo di intervento.
La difesa del posto di lavoro, perennemente in pericolo,
la battaglia contro l?estensione del precariato,
la rivendicazione salariale in qualunque ambito contrattuale
la rivendicazione normativa e/o relativa ad ambiente e sicurezza
sono tutti temi e ambiti della possibile agitazione, sulla quel devono e possono
convergere le avanguardie proletarie per un intervento che valga ad orientare la
ripresa di iniziativa del proletariato verso una condizione politica nella quale si
rende possibile l?ampia circolazione del programma rivoluzionario anti-capitalista.
E? questa, infatti, a sua volta, la condizione imprescindibile del successo definitivo e
dell?emancipazione dal lavoro salariato, inevitabilmente a scala internazionale.
Va da sé che la costruzione e il rafforzamento dell?organizzazione politica portatrice
di quel programma, il partito internazionale del proletariato, è l?altro compito
essenziale delle avanguardie proletarie e di tutti coloro che si schierano.con il
proletariato e i suoi compiti storici.
Gli Internazionalisti di Battaglia comunista
20-01-2003
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Battaglia comunista - Organo del P.C.Internazionalista
cas.post 1753 20101 Milano
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fax +39 0270036302
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