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(it) S Bologna, Nazismo e classe operaia
da _il manifesto_ 6/3/97
SERGIO BOLOGNA "Complessi" operai nella crisi della Repubblica di Weimar =
Un libro che sfata, attraverso un'analisi agguerrita del sociale, molti
luoghi comuni revisionisti e
"modernizzatori" sul presunto consenso operaio al nazismo =
- ENZO COLLOTTI =
I L NUCLEO centrale del libro di Sergio Bologna Nazismo e classe operaia
1933-1993 (Manifestolibri, pp. 172, L. .
25.000) =E8 il testo di una rassegna storico-critica dedicata alla
storiografia su classe operaia e nazionalsocialismo, che
rappresenta quanto di meglio =E8 accessibile oggi da noi intorno alla
vexata quaestio del ruolo della classe operaia nell'ascesa del
nazismo e nella sua collocazione nella societ=E0 tedesca sotto il nazismo=
=2E
Questioni non scontate, se, come ricorda Bologna,
negli ultimi anni la discussione =E8 tornata a riproporre tesi come quell=
a
che attribuisce alla classe operaia una parte determinante
nell'ascesa elettorale del partito nazista negli anni della crisi di
Weimar o che ne sottolinea il consenso al regime del Terzo
Reich. Tesi che rovesciano i paradigmi fondati da ricerche di forte
spessore metodologico e di grande scavo archivistico come
quelle del compianto Tim Mason o di un altro tra i pi=F9 promettenti
giovani storici sociali della Repubblica Federale, anch'egli
prematuramente scomparso, Detlev Peukert. Tesi che sono piuttosto
funzionali alla storiografia della "modernizzazione", che
altro non =E8 che uno dei volti della storiografia revisionista.
Lo sforzo principale che compie Bologna, con l'apprezzabile impegno di
rendere facilmente accessibile a un pubblico non di
specialisti concetti e problemi tutt'altro che facili, sia di restituire
la complessit=E0 dei fenomeni e degli aggregati sociali dei quali
si parla, a cominciare dalla nozione stessa di classe operaia, al di l=E0=
della rappresentazione che ne potevano dare sul finire della
crisi di Weimar gli stessi soggetti politici, la socialdemocrazia e il
partito comunista, che se ne contendevano la rappresentanza.
La sottolineatura del carattere complesso, non omogeneo e fortemente
segmentato, della classe operaia tedesca alla fine degli
anni venti =E8 una delle premesse fondamentali per capire i comportamenti=
delle sue diverse componenti - anche al di l=E0 della
dicotomia tra occupati e non occupati - di fronte alla grande crisi e
allo stesso regime nazista.
Un secondo aspetto preliminare mi pare la considerazione della politica
sociale, come strumento di regolamentazione non
soltanto del mercato del lavoro ma soprattutto di esercizio del
controllo sociale attraverso la gestione delle leve assistenziali e
dei sussidi di disoccupazione. E' questo uno dei passaggi pi=F9 delicati
per capire nella transizione al nazismo la disgregazione
del tessuto della classe operaia e al tempo stesso lo "scollamento"
rispetto alle istituzioni repubblicane e il disorientamento che
travolse lavoratori, sindacati, partiti. Un aspetto sul quale giova
riflettere ancor oggi se si vuole dare un senso all'affermazione
cos=EC spesso ripetuta che il problema della disoccupazione investe
direttamente la sostanza della democrazia.
Il pregio del libro consiste nelle domande che pone, evitando il
tranello dei falsi problemi o delle questioni apparentemente
ingenue (del tipo: perch=E9 la classe operaia non si ribell=F2 al nazismo=
?),
che negano a priori la complessit=E0 dei problemi e la
polivalenza e a suo modo l'abilit=E0 della politica sviluppata dal nazism=
o
non solo per riassorbire la disoccupazione ma anche per
atomizzare la stessa componente della classe operaia occupata. Ne
risulta non solo uno spaccato della composizione di classe
ma anche della struttura industriale della Germania a partire dagli anni
30.
Nato dall'esperienza direttamente compiuta dall'autore presso la
Fondazione di storia sociale del XX secolo di Amburgo, il
saggio offre una rapida guida alle fasi e alle tendenze storiografiche
per lo studio della classe operaia in Germania. La
vocazione di storico militante dell'autore si intreccia strettamente con
la sua esperienza esistenziale e politico-culturale della
Germania degli anni ottanta, prima e dopo la caduta del muro di Berlino,
seguendo il filo di una storia sociale del movimento
operaio che superasse una visione meramente istituzionale tipica della
storiografia accademica ma anche di quella dei partiti
operai tradizionali. La parte autobiografica che compare nella nuova
edizione del saggio del 1993 =E8 un frammento di una storia
dei rapporti culturali italo-tedeschi ma =E8 anche una riflessione sulle
conseguenze e i modi dell'unificazione della Germania, che
insiste, con la fine della Rdt, sulle nuove tendenze di storiografia e
di cultura politica a scaricare sui tedeschi dell'est nuove
forme di colpe collettive.
C'=E8 un punto di questa riflessione che si impone per la sua oggettiva
rilevanza, ma anche perch=E9 =E8 un momento forte di questo
invito a rivisitare con la storia della classe operaia la storia del
nazismo: cio=E8 l'esigenza di rispondere al revisionismo storico,
che non =E8 soltanto un modo e una moda di riscrittura della storia, ma
soprattutto una forma di "distruzione della memoria" e
con questa di culture politiche di cui si vuole cancellare il
patrimonio. La ripresa di temi di studio quali la storia del movimento
operaio tedesco dal laboratorio weimariano al nazismo, porta la lotta
contro il revisionismo fuori dal campo della semplice
ritorsione polemica e indica la via maestra per una efficace
"amministrazione della memoria", che si fondi sull'interazione tra
specialisti e istanze politiche e sociali di base. Una esigenza anche di
impegno civile che non =E8 certo l'ultimo dei motivi
conduttori di questo denso e agile saggio di Bologna.
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