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Calabresi e il Pendolino
- Subject: Calabresi e il Pendolino
- From: mauro.jr@xxxxxx
- Date: Fri, 28 Feb 1997 01:31:54 +0100
An article from BC3/97: Sofri Bompressi e Pietrostefani victims of the war
amongst the bourgeois factions; and civil victims of the war of the
bourgeoisie against the working class.
CALBRESI E IL PENDOLINO
*Le guerre interne alla borghesia e la guerra della borghesia contro il
proletariato*
Quando le frazioni e fazioni della borghesia combattono fra loro nella
assenza del soggetto di classe proletaria, i colpi bassi non si contano.
La sentenza della Corte Suprema a convalida della condanna di Sofri,
Bompressi e Pietrostefani per l'omicidio del commissario di PS Calabresi
rientra fra questi.
In realta' di chi abbia fatto fuori Calabresi non interessa a nessuno dei
giudici. Essi sanno benissimo che gia' allora si diceva da piu' parti (con
l'eccezione degli entusiasti fessi di Lotta continua) che anche li' c'era lo
zampino dello Stato e si parlava di delicate piste su traffici di armi e
droga che il commissario stava seguendo quando fu ammazzato. Sanno
benissimo, i giudici, che la credibilita' del teste pentito Marino e'
pressoche' azzerata da una nutrita serie di circostanze - che vanno dalla
discordanza fra le sua versione dei fatti al momento dell'omicidio e quella
fornita allora dai testimoni oculari, alla mancanza di riscontri oggettivi
anche su molti altri aspetti della sua testimonianza, fino alla inspiegata
permanenza del teste per 18 giorni nella caserma dei carabinieri, prima che
si recasse alla magistratura per pentirsi. Ma il punto e' proprio qui.
In alcune fasi ed episodi del complessivo iter processuale, ha giocato
certamente anche la squallida volonta' vendicativa di qualcuno verso il
Sessantotto e i suoi leader, ma non e' credibile che anche la Suprema Corte
si abbandoni a simili bassezze, considerato che una sua precedente sentenza
andava in senso contrario.
La caratteristica essenziale della sentenza piu' recente sta proprio nel
riconoscimento, anche in forme risibili dal punto di vista del diritto
borghese e della sua celebrata certezza, della credibilita' assoluta di
Marino, teste pentito.
Si tenga a mente la polemica tuttora in corso fra frazioni politiche - ma
talvolta anche trasversalmente ad esse - della borghesia sull'impiego dei
pentiti in quei processi che platealmente attengono alla lotta per bande
della borghesia (dai processi di mafia a quelli della cosiddetta
tangentopoli) e si avra' il terreno nel quale questa sentenza affonda le
proprie radici e la propria ragione.
Bompressi, Pietrostefani e Sofri sono le vittime civili, per quanto
"illustri" e interne all'establishment (Sofri e Pietrostefani), di una
guerra per bande alla quale forse erano estranei (e il forse e' doveroso nel
caso di Sofri, divenuto consigliere di Craxi quando questi imperava).
La sentenza su di loro e' un messaggio della maggioranza di questa Corte
Suprema: i pentiti, come tali vanno creduti.
La guerra per bande ha assunto caratteri violenti: sbattere in galera per 22
anni tre signori piu' che probabilmente innocenti del fatto specifico
contestato, e' sempre stata e sarebbe moneta corrente nello scontro fra
borghesia e proletariato, ma se e' un fatto interno alla classe dominante,
la sua violenza appare moltiplicata.
Rientra pero' nel clima complessivo di violenza connaturato alla crescente
barbarie della societa' borghese, a mitigare la quale soccorrerebbe la
premurosa osservazione di un giudice, forse conscio dell'enormita' della
sentenza: per scansare la prospettiva della galera c'e' sempre la
possibilita' di ricorrere alla grazia del Presidente della Repubblica! Come
dire: fatto il danno aggiungiamoci la beffa.
Violente e squallide vicende interne alla borghesia, che se le puo'
permettere. Puo' cioe' permettersi di dividersi in fazioni in guerra
accanita fra loro, una guerra che come tutte lascia tante vittime civili,
perche' il proletariato tace; subisce bastonate e tace. E in questo clima la
borghesia, altrimenti detta "i padroni" puo' ancora unire alle bastonate gli
insulti e le beffe ai danni dei lavoratori.
A qurantacinque giorni dalla "tragedia annunciata" del pendolino (8 morti e
29 feriti) un legale delle Ferrovie (e tutta la stampa che da' risalto alle
sue dichiarazioni) avanza la "fondata ipotesi" che i due conducenti, Lidio
de Santis e Pasquale Sorbo, anch'essi morti e dunque non in grado di
difendersi direttamente, fossero ubriachi. Che la moglie di Lidio urli
disperata che il marito era addirittura astemio, conta poco. L'importante e'
avanzare l'ipotesi, sui giornali e alla televisione. Intanto, da una parte,
si contribuisce ad addossare ai lavoratori le responsabilita' della
tragedia, e dall'altra si copre con la densita' dei fumi, il ritardo
"inspiegabile" della perizia tecnica.
Ha ragione la figlia di Lidio a dire che il caso del pendolino e' "un
secondo caso Ustica". L'unica differenza sta nel fatto che Ustica e' da
attribuire a qualcuno degli organismi di "difesa" e repressione della
borghesia (esercito? servizi? nazionali? stranieri?) mentre nel caso di
Piacenza e' implicata una azienda.
Hanno smantellato i sistemi di sicurezza pre-esistenti, risparmiano su
manutenzione e servizi di sicurezza; e' ovvio e scontato che gli incidenti
accadano.
I ferrovieri, quantomeno i piu' sensibili e attivi, dicevano da tempo che
prima o poi qualcosa sarebbe successo, visto il passaggio delle ferrovie da
servizio ad azienda e la conseguente adozione di logiche in conflitto con
l'interesse collettivo e dunque la sicurezza e visti i concreti passi "al
risparmio" adottati.
La verita' e' che la responsabilita' della tragedia e tutta e solo
dell'azienda e delle sue logiche. Certamente ci sono responsabilita'
personali, in questa o quella decisione di "taglio" o di omissione
direttamente legata alla meccanica dell'incidente. Ma la responsabilita'
maggiore, anche personale, certo, e' quella di adottare in qualita' di
dirigenti aziendali, le logiche dell'impresa.
E poiche' sono queste in realta' le vere imputate, di fronte alle quali il
lavoratore sta disarmato e passivo, la borghesia e i suoi servi devono
coprirle, cercando di rovesciare sul lavoratore le colpe dei danni.
E qui, statene certi, le bande borghesi si ritrovano unite: c'e' da salvare
la loro ideologia; questa e' la vera guerra. La guerra di classe, nella
quale il proletariato subisce attacchi inauditi senza reagire, e che lascia,
ancora, i suoi morti civili.
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- Who Killed Chris Hani?,
FRANCO BARCHIESI Fri 28 Feb 1997, 16:20 GMT
- Calabresi e il Pendolino,
mauro . jr Fri 28 Feb 1997, 00:31 GMT
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Steve Wright Thu 27 Feb 1997, 22:58 GMT
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Cyber Joker Thu 27 Feb 1997, 22:39 GMT
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